Comune di Vicenza

Vicenza: città patrimonio dell'Unesco

Le ninfe raccolgono il corpo di Leandro

AutoreGiulio Carpioni
Periodo(Venezia? 1613 circa - Vicenza 1678)
SupportoTela, 438x285
InventarioA 679

La grande tela giaceva -prima piegata e poi rullata- nei depositi del Museo, dove risultava inventariata con il titolo errato di “Le anime purganti”. E' stata poi confermata l'autografia del Carpioni e individuata come una delle tele del ciclo di soggetto mitologico commissionate all'artista dal nobile vicentino Giovanni Caldogno ed eseguite tra il 1676 e l’anno successivo, sulla base di un inventario del palazzo dei Caldogno a San Marcello redatto nel 1685.

Si tratta di uno dei soggetti più cari alla poetica di Carpioni, qui riproposto per l’ultima volta: con la tragica storia d’amore di Ero e Leandro l’artista si era infatti cimentato in più occasioni, creando una serie di variazioni sul registro dell’elegia. L’opera in esame è certamente tra tutte la più impegnativa, almeno sul piano delle dimensioni, e costituisce una sorta di ampliamento e sviluppo verso l’alto delle versioni di Budapest e Montecchio Maggiore.

A palazzo Caldogno essa faceva serie con altre due grandi tele di taglio verticale - oggi in collezione privata - raffiguranti rispettivamente Fineo e compagni trasformati in statue da Perseo e Liriope presenta Narciso a Tiresia. Rimangono oscure l’epoca e le circostanze che condussero alla dispersione del ciclo, mentre l’edificio che lo ospitava venne completamente distrutto dai bombardamenti alleati nel 1945.

Oltre al corpo dell’amante sfortunato e alle ninfe del mare, nelle acque dell’Ellesponto compaiono anche Nettuno con un cavallo marino e un delfino con un putto sulla groppa. Nella parte superiore, la personificazione dell'Aurora alata accompagna altri putti che gettano rose dall’alto delle nubi, che dileguano dopo la tempesta lasciando intravedere la mesta torre di Ero.

Descrizione figurativa

Questa tela dalle dimensioni notevoli, opera di Giulio Carpioni, riprende uno dei miti più conosciuti fin dai tempi del poeta romano del primo secolo a.C. Ovidio, secondo cui Leandro che viveva ad Abido in Asia Minore raggiungeva ogni notte l'amata Ero, sacerdotessa di Afrodite che abitava a Sesto in Grecia, attraversando a nuoto lo Stretto dei Dardanelli, in ciò guidato da una lucerna posta su una torre. Una notte, a causa di una violenta bufera, la lucerna si spense e Leandro, disorientato, annegò. Ero, quando al mattino scoprì il cadavere dell'amato, si suicidò gettandosi da una torre. In questo quadro le ninfe marine piangono sul corpo del giovane, mentre dalle acque emergono Nettuno su un cavallo marino ed un putto in groppa ad un delfino; altri putti gettano rose da un cielo albeggiante. Capolavoro che unisce un attento disegno a delicate stesure coloristiche.

Descrizione audio

Quest'opera appartiene al percorso: