
| Autore | Giandomenico Tiepolo |
|---|---|
| Periodo | (Venezia, 1727 - 1804) |
| Supporto | Tela, 188x104 |
| Inventario | A 106 |
Nello spazio angusto ed oscuro di una prigione, san Giovanni Battista attende di essere giustiziato: inginocchiato a terra, con il volto pallido, gli occhi lucidi rivolti verso l’alto in direzione di una coppia di putti, la bocca socchiusa e le braccia spalancate in segno di preghiera, sceglie di sottomettersi con rassegnazione alla volontà divina. Grazie alla forza interiore donatagli dalla fede, il santo non teme la morte e attende quasi con trepidazione il martirio. Uno dei suoi carnefici, che ha già sguainato la spada con la quale gli taglierà la testa, si ferma un istante, colpito dall’atteggiamento devoto del santo, mentre l’altro si affretta ad immobilizzarlo con una corda. Un curioso spia l’intera scena dalle grate di una piccola finestra.
Giandomenico Tiepolo dipinge questa pala - entrata a far parte della collezione pittorica del Museo civico di Vicenza agli inizi del Novecento - nel 1757, avendo ancora negli occhi le opere del padre, in particolare le due tele raffiguranti il Martirio di sant’Agata dipinte da Giambattista per la basilica del Santo a Padova e per la chiesa di Sant’Agata a Lendinara (la seconda attualmente a Berlino).
Giandomenico tuttavia si discosta in parte dal linguaggio paterno, accentuando il patetismo del dipinto, smorzando la propria tavolozza cromatica e dando alla composizione una dimensione più chiusa e raccolta, lontana dall’ariosità e dalla luminosità dei grandiosi capolavori che avevano dato fama e notorietà al padre.
È vietata la riproduzione dei contenuti senza autorizzazione. Ulteriori informazioni