
| Autore | Giulio Carpioni |
|---|---|
| Periodo | (Venezia? 1613 circa - Vicenza 1678) |
| Supporto | Tela, 320x495 |
| Inventario | A 330 |
L’opera, collocata un tempo insieme ai lunettoni di Francesco Maffei e di Jacopo Bassano nella sala del Consiglio del Palazzo del Podestà di Vicenza, risale al 1647.
Si tratta della prima delle due grandi tele (la seconda raffigura la Glorificazione del podestà Girolamo Bragadin, Inv. A 328) dipinte da Giulio Carpioni per il Palazzo podestarile vicentino. Con questi dipinti l’artista si pone in competizione diretta con Maffei, affrontando però una tematica a lui poco congeniale, lontana dal suo repertorio più caratteristico.
La scena, particolarmente affollata, vede ritratto il podestà Vincenzo Dolfin che induce due eleganti figure femminili, rappresentanti la Pace e la Città, a stringersi la mano in segno di pacificazione. La riconciliazione delle due donne avviene al cospetto di un vecchio coronato, con lo scettro, il cappello cardinalizio e il corno dogale veneziano simbolo del potere politico e religioso e alla presenza delle personificazioni della Giustizia, che regge una bilancia, dell’Eternità e della Discordia, sconfitta e perciò riversa al suolo. La Fama, che si libra in cielo al fianco della Fortuna (la figura calva sulla destra) spiegando le sue grandi ali, scaccia al suono della tromba i vizi e domina una figura maschile con la stella sul capo e riversa ai suoi piedi che allude al Destino malvagio.
“La rapidissima pennellata di Maffei qui è sostituita dal prevalere di stesure cromatiche serrate in un disegno incisivo, indubbiamente più freddo e privo di toni mistici” (Villa).
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