
| Autore | Francesco Maffei |
|---|---|
| Periodo | (Vicenza 1605? - Padova 1660) |
| Supporto | Tela, 120 x 133,5 |
| Inventario | A 740 |
La tela venne dipinta da Francesco Maffei nella seconda metà del terzo decennio del Seicento. È l’opera di un artista giovane ancora fortemente influenzato dalla pittura dei Maganza, ma che ha già cominciato a sviluppare un proprio personale linguaggio, caratterizzato dalla pennellata sciolta e dalle cromie delicate accese da lampi di luce.
San Vicenzo, protettore della città di Vicenza, è qui raffigurato secondo un’iconografia particolarmente diffusa: è presentato come un santo militante che incede con passo sicuro e determinato portando il vessillo della città. Il santo tiene tra le mani un modellino di Vicenza (di cui si possono riconoscere gli edifici più importanti), che vuole ricordare un analogo esemplare ligneo, rivestito d’argento, donato come offerta votiva al santuario di Monte Berico dopo la pestilenza del 1576-1577 e andato distrutto durante un incendio nel 1797. L’iscrizione nella parte bassa della tela riporta le seguenti parole latine: Aeris publici administratores/ rationes reddunto/ idq. Octumviri ex lege curanto e si riferisce agli Ottumviri, cioè agli otto magistrati cittadini preposti ad importanti compiti nell’esercizio del potere.
Il soggetto del dipinto e le parole dell’iscrizione fanno pensare ad una destinazione pubblica dell’opera, al punto che è stata avanzata l’ipotesi che la tela fosse collocata in origine nella Camera dei deputati nel Palazzo del Podestà della città di Vicenza.
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