Allegoria della Primavera e dell’Estate

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AutoreBottega francese
Periodo(secolo XVII)
InventarioAP I 114
Autore della schedaLucia Simonato
L'opera appartiene ad una coppia di placchette bronzee.
Consultare anche Inv. AP I 113

Le due placchette bronzee raffigurano due versioni analoghe del medesimo soggetto, la seconda tuttavia, lavorata in modo sommario, con scarsa accuratezza nella definizione dei dettagli e alcuni difetti di fusione, è una replica del primo esemplare di qualità notevolmente inferiore.

I rilievi presentano due figure femminili elegantemente abbigliate con panneggi classicheggianti. La prima, a seno scoperto, che avanza leggermente arretrata rispetto all’altra sorreggendo un drappo carico di petali, è stata identificata come un’allegoria della Primavera (o Flora). La seconda, invece, che stringe nella mano sinistra alcune spighe mature e che, ruotato il capo all’indietro, allunga il braccio destro afferrando i fiori che le vengono offerti dalla compagna, raffigurerebbe l’Estate (o Cerere).

Del primo pezzo è noto il pendant, non conservato a Vicenza, con l’immagine delle allegorie dell’Autunno e dell’Inverno.

I rilievi, più volte replicati in numerosi esemplari, furono probabilmente realizzati agli inizi del Seicento da una bottega di area francese.

Cartellini

Racc Se / Arm. Cent. / Cerere e la Terra

Provenienza

registrato dal 1997

Inventari

1997: 120. Bronzista francese, secolo XVII. Allegoria della Primavera e dell’Estate. Inv. Pl. 64. Mm 100x92. Bronzo, patina scura; redazione più debole e tarda della placchetta precedente, vista l’incertezza e la scarsa incisività del modellato.

Descrizione tecnica

L'opera appartiene ad una coppia di placchette bronzee.
Consultare anche Inv. AP I 113

La placchetta presenta due donne, panneggiate all’antica, nell’atto di incedere verso destra. Gli attributi recati hanno permesso di riconoscervi un’allegoria della Primavera o Flora, con in grembo petali, e dell’Estate o Cerere, voltata a guardare la compagna e raffigurata nell’atto di appoggiare la destra sui fiori da questa offerti, e di innalzare con la sinistra alcune spighe di grano mature. Del rilievo è noto anche il pendant, per quanto non conservato a Vicenza, con la raffigurazione di un’allegoria dell’Autunno e dell’Inverno. Straordinaria è la fortuna di questi due rilievi, non solo perché le figure in questi rappresentate sono servite da modello per bronzi più tardi e di minor qualità (come nel caso della Primavera, citata in una placchetta tonda conservata nei Musei Civici di Padova, all’interno di una più goduta ambientazione paesaggistica: Pellegrino, in Banzato-Pellegrini, 1989, pp. 143-144, n. 163), ma innanzitutto per la vivacissima diffusione di cui godettero le due placchette, presenti oggi a Berlino, Monaco, Vienna, Washington, Venezia, Firenze, Padova, Belluno, Cremona, Torino, Brescia (Rossi, 1974, pp. 161-162, nn. 271-272), Budapest, Londra, Parigi, Santa Barbara, Amburgo e Hannorver (Weber, 1975, pp. 316-317, nn. 736-737). Del resto, proprio la ricchezza degli esemplari conservati è in parte responsabile della molteplicità di proposte attributive avanzate per collocare geograficamente oltre che cronologicamente la bottega nella quale vennero elaborati i due rilievi, come ha già ampiamente illustrato Davide Banzato. Oggi c’è una certa concordanza nel ritenerle provenienti da bottega francese e nel datarle all’inizio del seicento (così in Banzato-Pellegrini, 1989, pp. 142-143, nn. 161-162; Toderi-Vannel Toderi, 1996, pp. 188-190, n. 338-339; Jestaz-Franco, 1997, pp. 121-122, nn. 156-157; Bekker, 1998, pp. 98-100, nn. 235-238, che però non esclude anche una provenienza dai Paesi Bassi) sulla base di una proposta sostenuta tra gli altri anche Leo Planiscig (1919, p. 199, n. 441-442, che però colloca il rilievo con la Primavera e Estate nella seconda metà del cinquecento, e quello con l’Inverno e Autunno nella prima metà del secolo successivo), Morazzoni (Imbert-Morazzoni, 1941, p. 70, n. 226) e da Francesco Rossi (1974, pp. 161-162, nn. 271-272, che alla luce di un confronto con quattro appliques raffiguranti le Stagioni, conservate Parigi, Musée des Arts Décoratifs, ne fa slittare la cronologia alla metà del diciassettesimo secolo), e accettata con qualche riserva da Ingrid Weber (1975, pp. 316-317, nn. 736-737). La studiosa tedesca infatti ha sottolineato nuovamente la presenza di elementi fiamminghi nel rilievo con l’Allegoria dell’Autunno e dell’Inverno, arrivando per questo a non rifiutare la possibilità di una provenienza distinta delle due placchette.

Bibliografia

Banzato, in Placchette, bronzetti…, 1997, pp. 103-104, cat. 119-120.

Esposizioni

Vicenza, 1997, pp. 103-104, cat. 119-120; Caltanissetta, 2000, pp. 103-104, cat. 119-120.

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