
Negli anni che vanno dal 1480 al 1520 la pittura vicentina conobbe esiti straordinari e inattesi, che ebbero la loro più alta espressione nelle monumentali pale d’altare della chiesa di San Bartolomeo, attualmente conservate nella Pinacoteca civica. Questi grandiosi dipinti, insieme ad alcune altre preziose opere d’arte, riuscirono miracolosamente a salvarsi dopo che la chiesa e il convento ad essa annesso furono manomessi tra il Settecento e l’Ottocento, trasformati in strutture ospedaliere e poi rasi al suolo nel 1838. Si tratta di veri e propri capolavori realizzati da quegli artisti - Bartolomeo Montagna, Giovanni Bonconsiglio, Giovanni Speranza de’Vajenti, Giambattista Cima da Conegliano e Marcello Fogolino - che divennero protagonisti della pittura rinascimentale vicentina, inaugurata dallo stesso Montagna.
A partire dalla seconda metà del Quattrocento e nel corso del Cinquecento vennero dunque via via consolidandosi i tratti distintivi della cultura figurativa locale, costantemente aperta alle novità e alle suggestioni provenienti in particolare da Venezia. Proprio dalla città lagunare, dove erano attivi i più grandi interpreti della pittura veneta cinquecentesca (Tiziano, Tintoretto e Veronese), prese avvio, in campo pittorico, a partite dalla metà del secolo XVI, la cosiddetta “rivoluzione della luce”. Gli artisti cominciarono infatti a modellare le forme attraverso il chiaroscuro e l’accostamento di cromie dissonanti. Le opere di Tintoretto e Veronese presenti in Museo attestano con chiarezza come la luce fosse la vera protagonista della pittura di quel periodo.
Gli effetti luministici giocarono un ruolo estremamente rilevante anche nei capolavori dell’orafo vicentino Valerio Belli, «scultore di luce»: i cristalli di rocca che egli incise con episodi sacri conservati in Museo (Inv. AP I 3; AP I 4) sono “assoluti punti d’arrivo nell’arte dell’incisione” (Villa).
La collezione di Palazzo Chiericati conserva inoltre pezzi scultorei di notevole qualità risalenti al Cinquecento, come il Ritratto a mezzo busto di Vincenzo Pellegrini (Inv. S 182) scolpito in marmo da Alessandro Vittoria e la raffinatissima terracotta raffigurante la Madonna con il Bambino (Inv. S 269) di Sansovino.
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